'Responsabili insieme'

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Lunedì 3 gennaio 2017 ha concluso la sua esistenza terrena il caro Filippo Quatrale. 

Filippo è stato Presidente delle ACLI Ticino, Vice Presidente ACLI Svizzera, Presidente del Patronato ACLI e Presidente del Circolo ACLI di Bodio. 

I funerali si sono svolti giovedì 5 gennaio 2017 alle ore 10:00 presso la sala mortuaria del cimitero di Giornico vicino alla Chiesa Parrocchiale di San Michele.

 

A Filippo va l`immenso riconoscimento per il suo grande impegno a favore della nostra associazione e della collettività. È stato un punto di riferimento per molti dirigenti delle ACLI, ai quali ha insegnato a mettere in pratica i veri valori delle ACLI, trasmettendo sempre fiducia verso il futuro e le nuove generazioni: un esempio di dedizione e correttezza. L’altruismo era alla base del suo vivere!

 

Molti ricordano la forza e l’integrità con cui ha affrontato i periodi più difficili vissuti dal nostro Movimento, in particolare negli anni Ottanta, qualità che incoraggiarono tutti ad andare avanti per il bene delle ACLI. Proprio in quegli anni ha ricoperto diverse cariche, tra cui quella di Presidente delle ACLI Ticino (dal 1979 al 1984), vicepresidente delle ACLI Svizzera e Presidente del Patronato ACLI. Nel 2004, in occasione del 40° anniversario della nascita delle ACLI in Ticino, era Presidente del Circolo ACLI di Bodio, di cui è stato tra i Padri fondatori nel 1965.

 

Sappiamo della sua fervida fede cristiana e della grande devozione alla Madonna del Carmelo, per la quale ha partecipato alla costruzione del nuovo altare con molta generosità. Sempre puntuale alle processioni organizzate dalla Confraternita di San Michele di Giornico, di cui faceva parte. La morte di suo figlio Saverio nel 2008, dopo tre lunghi duri anni di sofferenza, lo hanno colpito nel profondo e la malattia ha preso presto il sopravvento.

 

Siamo certi che dalla sua nuova Casa continuerà a vegliare sulla moglie Anna e la figlia Roberta, sulle ACLI e su tutti noi.

 

850c03aee75ee085c721dedabddf8600 XLBuon Natale dalla Presidenza delle ACLI

Venerdì, 23 Dicembre 2016

Scritto da  Roberto Rossini

 

Cari Presidenti di circolo, di zona, provinciali e regionali, insieme al Natale si conclude un anno denso di lavoro e di sorprese. La Presidenza che si è insediata a fine maggio ha dato continuità alle iniziative positive già in cantiere, e si è dedicata alla ristrutturazione associativa, economica e finanziaria secondo nuovi criteri che essa stessa si è data. Abbiamo aperto i lavori per aumentare la solidità del nostro... “edificio”, per aprirlo sia a chi sente una vocazione sociale e solidale sia a chi si rivolge a noi per una pratica, per un sostegno, per un consiglio, a volte perfino per un pasto: certamente per fare comunità e associazione. Vi ringrazieremo per la pazienza: i lavori in corso, si sa, producono sempre qualche disagio e un po' di polvere... ma il nostro obiettivo è grande, è realizzare un movimento solido e solidale.

Da subito vi ringraziamo per l'impegno di quest'anno. Da qualche mese abbiamo riscoperto la nostra capacità di formazione alla politica: il referendum di fine anno è stata una straordinaria occasione per discutere di Costituzione, di partiti, di diritti e doveri. Non mancherà, nell'anno che sta per arrivare, l'occasione per ritornare ad offrire spazi di dibattito democratico, meglio ancora: di discernimento democratico, per capire come tifare per il bene comune e lavorare per una Europa sempre più unita, che è una delle nostre stelle polari.

Ma ancor di più dovremo discernere su come sostenere la nostra più profonda vocazione, quella che ha a che fare col lavoro. Noi abbiamo una particolare fedeltà verso i lavoratori: una fedeltà che chiama in causa il nostro impegno per un ordine più giusto, o almeno più sostenibile. Il lavoro fonda la nostra associazione e la nostra Repubblica come una doppia fedeltà. Per questo solleciteremo la nostra organizzazione, la nostra competenza e la nostra creatività.

Ma sarà proprio grazie a questo impasto di lavoro, democrazia e spiritualità che potremo – come afferma il Papa – riuscire a “prestare orecchio ai battiti di questo tempo e percepire l'odore degli uomini d'oggi, fino a restare impregnati delle loro gioie e speranze, delle loro tristezze e angosce”.
È quello che vi auguriamo come Presidenza nazionale, perché possiate vivere in letizia un 2017 magari faticoso, impegnativo e anche un po' sudato... ma autentico e popolare.

La Presidenza nazionale

Le ACLI nazionali della Svizzera, riunite a Lugano il 22 e 23 ottobre 2016 nel loro XII Congresso sul tema “Niente paura, con le Acli attraversiamo il cambiamento”, approvano la relazione del Presidente uscente Franco Plutino e accolgono pienamente l’invito a guardare al futuro con speranza, senza paura.

Vivere i cambiamenti che stiamo attraversando significa per le ACLI continuare una missione educativa e un impegno sociale e politico che promuova la persona, il lavoro e la partecipazione democratica, reagendo all’aumento degli atteggiamenti di assuefazione e indifferenza della nostra società davanti alle ingiustizie sociali, alla diffusione dei conflitti in varie parti del mondo, al clima di violenza e di odio che sembra aumentare in ogni settore, all’inversione di rotta del processo di unione europea, alla devastazione di risorse e di aree del pianeta.

In questa prospettiva, le ACLI chiamano a mettere in gioco i talenti personali e di gruppo intensificando le relazione tra i soci, i rapporti con le istituzioni pubbliche, il sindacato, le parrocchie e con tutte quelle associazioni impegnate in condivise iniziative sociali e civili per comuni proposte programmatiche. Per affrontare adeguatamente queste sfide che coinvolgono sia i dirigenti aclisti sia gli operatori dei nostri servizi, le ACLI della Svizzera vogliono rafforzare l’impegno per favorire una rinnovata capacità progettuale, la creazione di nuovi circoli, servizi e imprese sociali, valorizzando prioritariamente le competenze presenti nel sistema.

Le ACLI della Svizzera ritengono il lavoro elemento fondamentale per la realizzazione dell’uomo e la sua fattiva collaborazione nella costruzione di una società solidale nel livello quotidiano e di proiezione al futuro. Esso è base di sostentamento per sé e la comunità familiare mentre ancora oggi l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) denuncia nell’economia mondiale condizioni di lavoro poco dignitose, sfruttamento, disuguaglianze, aumento delle povertà, insicurezze, precarietà ed erosione dei diritti fondamentali del lavoro, a partire dalla libertà di organizzazione.

Garantire che tutti gli uomini e le donne abbiano accesso ad un lavoro produttivo, in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana è un punto centrale per le ACLI. Inoltre, per una società giusta ed equilibrata e per uno sviluppo economico e sociale duraturo, si riconosce con convinzione l’importanza del ruolo dei lavoratori stranieri e dei frontalieri anche se si sollecitano urgenti sistemi di controllo degli imprenditori disonesti che creano dumping salariale e approfittano di chi ha bisogno di lavorare.

Nel discorso alle ACLI per il loro 70° Papa Francesco stesso ha espresso con forza che “L'estendersi della precarietà, del lavoro nero e del ricatto malavitoso fa sperimentare, soprattutto tra le giovani generazioni, che la mancanza del lavoro toglie dignità, impedisce la pienezza della vita umana e reclama una risposta sollecita e vigorosa contro questo sistema economico mondiale dove al centro non ci sono l’uomo e la donna: c’è un idolo, il dio-denaro …. che provoca la cultura dello scarto”.

Promuovere la pace e la giustizia sociale incamminandosi finalmente verso una cultura di fratellanza sono passaggi fondamentali per dare le risposte giuste a un mondo attuale dalla pericolosa politica internazionale, ingiusta e miope, noncurante delle future generazioni. In particolare, davanti alla grave crisi umanitaria delle migrazioni di portata biblica che bussano anche alle nostre porte, le ACLI, oltre che auspicare maggiore accoglienza, insistono perché si creino canali di transito e collocazione: una via possibile e urgente per una nazione come la nostra che vanta forti tradizioni umanitarie.

Sul piano associativo le ACLI della Svizzera confermano la positiva complementarietà del lavoro volontario con il lavoro professionale, in un’azione compatta di sistema: una sfida interessante che può essere vinta se all’organizzazione si affiancano sentimenti di amicizia che rendono l’impegno più facile e fanno crescere la forza di qualsiasi organizzazione. C’è interesse per il rilancio dell’associazionismo italiano nel mondo, promuovendo tuttavia l’integrazione sul territorio a tutti i livelli, in particolare nelle istituzioni locali, siano esse politiche, amministrative, associative o religiose. In tutto questo le ACLI della Svizzera sono chiamate a operare facendo sistema per essere efficaci e pronti alla proposta, alla concretezza nella sostenibilità, a continuare a coltivare sentimenti ispirati al messaggio evangelico e promuovere la crescita personale e della comunità mettendo a frutto con generosità, al servizio in primis dei più deboli, sia l’esperienza che viene da una importante storia associativa che i talenti di cui ognuno è dotato.   

Dopo il Congresso di Lugano dello scorso ottobre, il Consiglio nazionale delle ACLI della Svizzera, eletto per il mandato 2016-2020, si è riunito per la prima volta sabato 12 novembre 2016 a Zurigo presso la sede centrale delle ACLI della Svizzera.

Il nuovo presidente nazionale, Giuseppe Rauseo, nel salutare i presenti e soprattutto i molti nuovi membri del Consiglio segno di un sostanziale ricambio generazionale, ha delineato gli assi di impegno del movimento per il 2017 e proposto le linee essenziali per il programma del quadriennio. Si intende costruire un modello organizzativo compatibile con un impegno volontario, dove i compiti siano suddivisi sulla scorta delle competenze e delle predisposizioni di ognuno dei membri del Consiglio nazionale, rilanciare il lavoro di sistema tra il movimento e i suoi servizi con l’istituzione di un Comitato nazionale dei servizi e la pianificazione di momenti formativi destinati ai dirigenti nazionali e regionali e agli operatori dei servizi,rafforzare le campagne del tesseramento, accompagnare la nascita di nuovi Circoli, ma anche incentivare la partecipazione alla vita sociale e politica rinnovando l’attenzione ed il servizio verso le fasce emarginate della popolazione e tutti coloro che si trovano nel bisogno.

Siamo consapevoli di essere portatori di una grande tradizione da difendere ma anche di avere grandi risorse umane e tutti gli strumenti necessari per proporre progetti innovativi. La nostra vera sfida è proprio questa: riuscire a mantenere inalterati i principi e i valori da cui sono nate le ACLI, ma adeguando le modalità di intervento alle esigenze del nostro presente e cercando di essere pronti per il futuro”, ha concluso il Presidente.

Nella sua seduta costitutiva del 12 novembre 2016, il Consiglio nazionale delle ACLI nazionali della Svizzera ha approvato la composizione dell’organismo dirigenziale nazionale.


La nuova Presidenza nazionale delle ACLI della Svizzera risulta quindi così composta:

Giuseppe Rauseo, presidente

Simone Dimasi e Antonio Cartolano, vice presidenti

Luciano Alban, segretario organizzativo

Sergio Gibelli, segretario amministrativo

Franco Narducci, membro in quanto presidente dell’ENAIP Svizzera

Franco Plutino, membro con delega al Patronato ACLI Svizzera

Giuseppe Rondinelli, presidente ACLI Argovia

Costanzo Veltro, presidente ACLI Romandia

Barbara Sorce, Responsabile Coordinamento Donne ACLI

Kety Dimasi, Coordinatrice nazionale dei Giovani delle ACLI Svizzera


Il nuovo Consiglio nazionale ha inoltre anche approvato la Mozione finale del Congresso, linea guida del movimento per il quadriennio appena iniziato.

 
Zurigo-Lugano, 12.11.2016

Kovi Einreichung martinbichsel.ch 051

 

L’iniziativa per multinazionali responsabili è stata depositata lunedì 10 ottobre. Sono quasi 80 le organizzazioni della società civile (tra cui anche le ACLI della Svizzera) che sostengono l’iniziativa e condividono la stessa visione: quella di una qualità svizzera che include la protezione dei diritti umani e dell’ambiente.

Prendere sul serio la responsabilità della Svizzera e preservare la reputazione del paese: questo il messaggio che accompagna le 120’000 firme valide a sostegno dell’iniziativa per multinazionali responsabili che sono state depositate oggi alla Cancelleria federale. Questa iniziativa si basa sulle Linee guida dell’ONU relative alle imprese ed ai diritti umani, adottate all’unanimità a Ginevra nel 2011. Il testo chiede che le multinazionali svizzere s’impegnino a l’obbligo di Dovuta Diligenza (Mandatory Due Diligence) per quanto concerne i diritti umani e l’ambiente nell’insieme delle loro relazioni d’affari. Concretamente le imprese svizzere avrebbero l’obbligo di analizzare i rischi di violazioni dei diritti umani e dell’ambiente legati alle loro attività come pure alle attività delle loro filiali e subappaltatori, e mettere in atto le misure adeguate per eliminare questi rischi, e di rendere conto pubblicamente della loro analisi e delle misure adottate. Se una multinazionale non ottemperasse al proprio obbligo di Dovuta Diligenza potrebbe essere chiamata a rispondere dei danni causati da una sua filiale che si trova all’estero.

La reputazione della Svizzera è un vantaggio importante per la nostra economia. La qualità svizzera è infatti sinonimo di esigenze elevate, di un lavoro curato e di relazioni d’affari oneste. Le società che beneficiano all’estero di questa reputazione devono rispettare gli standard internazionali. Purtroppo questa non è ancora oggi la realtà. Alcune società domiciliate in Svizzera non sono ancora disposte a tener conto dei rischi per i diritti umani e l’ambiente originati dalle loro attività, né a prevenirli né ridurli. L’iniziativa per multinazionali responsabili intende quindi colmare una lacuna importante nel diritto svizzero, garantendo che la protezione dei diritti umani e dell’ambiente sia in futuro parte integrante della qualità svizzera.

Questa iniziativa si iscrive in una tendenza internazionale verso delle regole vincolanti per le multinazionali. Negli ultimi mesi il Consiglio d’Europa, il Parlamento europeo come pure otto Parlamenti nazionali di Stati europei si sono pronunciati in favore di un obbligo di Dovuta Diligenza in materia di diritti umani.

11 ottobre 2016

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