'Responsabili insieme'

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La Acli della Svizzera ringraziano don Silvano Francola che il 27 ottobre scorso, a Wohlen, ha preso commiato dalla sua e locale comunità dopo aver fortemente segnato per quasi 44 anni la straordinaria, irripetibile e fruttuosa storia della Missione Cattolica italiana di Wohlen.

Il caso ha voluto, e non è stata una sua precisa scelta, che don Silvano Francola venisse proprio qui da noi in quest’altopiano dei grandi fiumi d’Argovia Reuss, Bünz, Aare e Reno e particolarmente nel nostro basso Freiamt dove in autunno regna imperterrita la nebbia alta e spesso siamo orfani del sospirato sole. In quel 14 novembre del 1969 probabilmente la giornata era scura e buia com’è normale per quel mese.

Don Silvano veniva dal sud e portava nell’animo il tepore della campagna laziale. Venne e poi decise di restare, magari solo per qualche tempo, e infine si fermò. Se fosse stato capace, avrebbe senza dubbio spazzato via quella nebbia, ma aveva altro da fare. Un’altra e altrettanto uggiosa e buia nebbia aleggiava nella comunità italiana locale di quel tempo. Il distacco del proprio paese, la provvisorietà, l’insicurezza e il vivere in una terra che se non così lontana era pur sempre una terra straniera erano fardelli pesanti. Molti

vennero e a breve ripartirono. Stranieri erano la lingua e i costumi e lui quella nebbia si propose testardamente di spazzare via. Così mentre il tempo passava, come tutti, con lo spirito malinconico di chi pensa ai solatii italici paesi, pensava che non sarebbe restato a lungo in questi luoghi. Gli anni passarono invece inesorabili e oggi siamo qui a contarne più di quarantatré della sua presenza a Wohlen. Tutti sappiamo e affermiamo che sono stati anni intensissimi di lavoro e impegno dove la nostra storia è stata fortemente segnata dalla sua presenza e dal suo forte messaggio. Spesso don Silvano ripeteva, e ripete

tutt’ora, che sono stati anni di sopportazione reciproca, lui ha sopportato noi e noi abbiamo sopportato lui.

Oggi sappiamo tutti quanto e come più povera sarebbe stata la nostra storia senza quel 14 novembre del 1969. Sono tante e innumerevoli le cose che potremmo ricordare e citare nel momento del suo commiato da Missionario. Una cosa é la chiave di tutte che alla sua venuta ripeteva: “Non sono venuto per lasciarvi in pace”. Lui ha da subito smosso i nostri animi, le nostre menti e le nostre braccia e ha gridato forte, da pastore sicuro, il messaggio evangelico. Le sue parole, degne certo di una platea più elevata, sono state e sono per noi prezioso monito e insegnamento ad essere e divenire ogni giorno testimoni e seguaci del maestro di tutti, Cristo. Con lui sono partiti grandi progetti: la fondazione del Circolo ACLI (giugno 1970), la costruzione del meraviglioso e per quel tempo prezioso, inizio anni settanta, Asilo Italiano alla Reithallenweg con le suore italiane (1973), la costruzione della Begegnungsstätte (1987) nonché tantissime attività culturali e sociali: Concerti, mostre di pittura, conferenze, dibattiti e tanti e interessantissimi viaggi (40) in tutta Europa, in quasi tutti i paesi del mediterraneo e perfino in Russia e in Cina. Negli ultimi tempi ha ripetuto spesso: “la Comunità è la mia famiglia”. Per tutti don Silvano, in tutti i luoghi della MCI di

Wohlen; da Sins, Auw, Muri, Boswil, Bünzen, da Villmergen, Dottikon, Dintikon, da Bremgarten, Rudolfstetten e Mellingen è stato non solo il Missionario ma l’amico. Qui ha battezzato, specialmente nei primi anni, moltissimi bambini, il primo è stato Ciriaco Sforza diventato poi famoso calciatore. Qui ha unito in matrimonio molte coppie di speranzosi giovani, qui ha consigliato e aiutato chi era nelle difficoltà e nel bisogno, qui ha confortato le famiglie in lutto e accompagnato nell’ultimo, viaggio tanti nostri conoscenti, parenti ed amici. È stato il Missionario che non disdegnava di parlare con tutti e per tutti, negli ospedali, nelle carceri, nelle strade e nei negozi ed ha avuto sempre il tempo per uno scambio di qualche parola sul “come và?” o magari solo sul calcio o la politica.

La sua grande casa, alla Obere Farnbühlstrasse 5, concessagli dal compianto suo amico Peter Dreifuss, è stata, per più di trent’anni, come un porto di mare dove c’era accoglienza per tutti e dove in tanti informali momenti ritemprare la sua e la nostra voglia di stare insieme e la voglia di pensare in grande e di “fare” non per se ma per tutti.

Oggi noi, sua Comunità, grati di questo lungo tempo nel quale abbiamo goduto della sua presenza, vogliamo salutarlo e augurargli ogni bene per il meritato e dilazionato pensionamento che sappiamo, da uomo d’azione qual è, gli è divenuto pesante e non accettato a cuor leggero. Soprattutto vogliamo ringraziarlo di non aver dato seguito alla prima tentazione in quel lontano novembre del 1969, tentazione a riprendere la via di casa e andarsene lontano da questa triste e persistente nebbia alta. Ringraziarlo, con la più profonda gratitudine, per aver dissolto la nebbia che era in noi, per essere rimasto e avere cambiato in bene, per tantissimi motivi, il corso della nostra storia. (en)

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