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Si é svolta a Roma - nei giorni 3 e 4 luglio 2015, presso il Centro Congressi Frentani - l’Assemblea degli Stati Generali dell’associazionismo degli Italiani nel mondo, che a conclusione di interessanti relazioni e un diffuso dibattito, alla luce di documenti propositivi e di lavoro molto ben articolati, ha portato alla costituzione del “Forum delle Associazioni degli Italiani nel mondo”.

Documenti che si possono consultare:

Comunicato ACLI   Relazione Del Bianco  

Comunicato AISE Tavola Rotonda    Comunicato AISE Dibattito

 

Papa Bottalico

“L’ispirazione cristiana e la dimensione popolare determinano il modo di intendere e di riattualizzare la storica triplice fedeltà delle ACLI ai Lavoratori, alla Democrazia, alla Chiesa. Al punto che nel contesto attuale, in qualche modo si potrebbe dire che le vostre tre storiche fedeltà – ai Lavoratori, alla Democrazia e alla Chiesa – si riassumono in una nuova e sempre attuale: la fedeltà ai poveri”. Questo è uno dei compiti che Papa Francesco ha affidato alle ACLI nella società attuale, rivolgendosi agli oltre settemila rappresentati delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani convenuti sabato 23 maggio in Vaticano, nell'Aula Paolo VI, per incontrare il Pontefice in occasione del 70° anniversario delle ACLI. Tra i convenuti anche una delegazione di un centinaio di aclisti partiti dalla Svizzera.

Il Papa ha ricordato le quattro caratteristiche che il lavoro deve sempre avere: essere “libero, creativo, partecipativo e solidale”. Papa Bergoglio ha richiamato gli aclisti a dare una "risposta sollecita e vigorosa contro questo sistema economico mondiale dove al centro non ci sono l’uomo e la donna: c’è un idolo, il dio-denaro". Quindi il Pontefice ha esortato le ACLI a offrire la propria vicinanza, la propria solidarietà alle Persone in difficoltà per il lavoro. “I tanti “Circoli” delle ACLI Internazionali, che oggi sono da voi rappresentati qui, possono essere luoghi di accoglienza e di incontro. Ma poi bisogna anche dare strumenti ed opportunità adeguate. È necessario l’impegno della vostra Associazione e dei vostri Servizi per contribuire ad offrire queste opportunità di lavoro e di nuovi percorsi di impiego e di professionalità”.

In particolare, Papa Francesco ha sottolineato che “la proposta di un sostegno non solo economico alle Persone al di sotto della soglia di povertà assoluta, che anche in Italia sono aumentate negli ultimi anni, può portare benefici a tutta la società. È un’importante battaglia culturale, quella di considerare il Welfare una infrastruttura dello sviluppo e non un costo. Voi potete fare da coordinamento e da motore dell’ “Alleanza nuova contro la povertà”, che si propone di sviluppare un piano nazionale per il lavoro decente e dignitoso”.

“Cristiani e Lavoratori: sono i tratti distintivi delle ACLI - ha affermato Gianni Bottalico, Presidente Nazionale delle ACLI, rivolgendosi al Santo Padre per il saluto - intendiamo continuare ad essere una Presenza evangelizzatrice nel mondo del lavoro e nella società, pronti ad affrontare le nuove sfide che i cambiamenti impongono. Le affidiamo, Santo Padre, la sofferenza del popolo delle ACLI, che ben riflette quello della nazione, prostrata, in particolare nel Mezzogiorno d'Italia e fra i ceti sociali più deboli, da anni di prioritaria attenzione ai bilanci invece che alle Persone. Siamo impegnati a promuovere una nuova Cultura del Lavoro, per un lavoro dignitoso che garantisce un futuro per la propria famiglia e per i propri figli. Non possiamo tollerare che oggi, soprattutto ai più giovani, sia offerto un “lavoro povero”, precario. Per questo l'impegno delle ACLI per il Lavoro si incrocia, in questi tempi di crisi profonda, con quello del contrasto al progressivo impoverimento dei ceti medi dei lavoratori, delle famiglie e, insieme, alla lotta alla povertà. Le ACLI hanno promosso, insieme ad altri soggetti laici e cattolici, l' “Alleanza contro la povertà”, per proporre uno strumento di inclusione sociale che sostenga chi è in difficoltà, per non lasciare nessuno escluso”.

Non è sfuggita la concomitanza della data dell’ incontro con Papa Francesco con l'evento della beatificazione a San Salvador, di Oscar Romero: e lo ha ricordato esplicitamente anche il Presidente nazionale delle Acli nel suo discorso.

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Intervento di Franco Narducci in occasione del 1° maggio 2015, Festa del lavoro, al Circolo ACLI di Wohlen.

 

"Credo che il primo maggio di quest’anno sarà ricordato in particolare per le straordinarie e intense parole pronunciate oggi da Papa Francesco nel messaggio televisivo all’apertura di Expo Milano2015.

“Senza lavoro non si porta a casa il pane quotidiano guadagnato con il sudore della fronte, e le persone senza lavoro sono senza volto” ha ammonito Papa Francesco, richiamando più volte il valore della solidarietà, invitandoci a valorizzarla e a non sprecarla.

Anche qui al Circolo Acli, dove siamo convenuti come sempre per festeggiare il 1° maggio, dobbiamo riflettere sulle parole del Papa. Non ci può sfuggire, infatti, come stia cambiando il mondo del lavoro diventando un ambiente sempre più difficile da descrivere e decifrare.

La vita professionale delle persone non risponde più all’assioma “formazione - lavoro - pensione”,lo sappiamo da tempo, ma non s’intravvede con chiarezza il modello che dovrebbe darci un senso di prospettiva, seppure di medio termine. E anche il frasario delle statistiche a cui eravamo abituati - “disoccupato, occupato, in cerca di lavoro”- ha perso in attualità ed è stato sostituito da una terminologia speso indecifrabile: flussi in uscita dallo statuto di disoccupato, da disoccupato a inattivo, da disoccupato ai banchi di scuola, da inattivo a disoccupato e via dicendo.

Nuova terminologia e nuove categorizzazioni non modificano tuttavia il perimetro del problema attuale: nella nostra società il volto della dignità fa spesso rima con la dignità del lavoro e con tanti altri fattori. Nascere a Berna presenta i suoi vantaggi. Intanto c’è una disoccupazione al 3 percento per cui hai il 97 percento di possibilità di trovare un lavoro o di permettere a lui di trovarti. Non è la stessa cosa se nasci in un altro posto.

Ma anche in Svizzera l’aumento del precariato, con forme che spesso rasentano lo sfruttamento di vari decenni fa, è la periferia che più di tutte, chiede di far luce e d’invertire questo trend che in altri paesi ha provocato danni pesanti, soprattutto tra i giovani. In molte parti del mondo il problema non è quello della sussistenza, ma quello di “non poter portare il pane a casa” come ha detto Papa Giovanni.

Gli uomini e le donne che cercano lavoro oggi non hanno di fronte a se il volto del loro potenziale datore di lavoro o di un suo collaboratore, bensì le pagine di un sito internet e un indirizzo a cui affidare la speranza di trovare un lavoro. Ma come fai a raccontare ad un sito le tue capacità, la passione per la tua professione, le tue aspirazioni di giovane o di padre di famiglia?

Dobbiamo anche interrogarci, visto che tutti siamo profondamente immersi in questo mondo globale, invasivo e pervasivo come non è mai stato, sull’etica dei principi che stanno ridisegnando il mondo del lavoro e sul futuro delle giovani generazioni.

Si sente infatti impellente il dovere di fondare la nostra economia su un preciso orientamento etico e antropologico che ponga sulla persona, non soltanto sul mercato, la forza stessa dell’economia. Se non vogliamo che l’umanesimo costruito faticosamente attraverso i secoli si svuoti fino a divenire insignificante dobbiamo lanciare la sfida per superare la fase che da alcuni decenni ha posto la finanza al di sopra di tutto, diventando negazione del primato dell’uomo. La mancanza di lavoro uccide, poiché è un’economia dell’esclusione e della iniquità.

La Svizzera ha di fronte a se sfide piene di tensioni come l’attuazione dell’iniziativa «contro l’immigrazione di massa»,la crisi del franco svizzero e l’ampliarsi delle disparità tra i ceti popolari, tra chi ha smisuratamente sempre di più e chi ha sempre di meno. Il rischio di una crescente esclusione è già nei fatti e la domanda di una maggiore giustizia sociale è dunque particolarmente attuale; sottolinearlo in questa giornata storica per il mondo del lavoro è fondamentale oltre che doveroso.

Mi avvio a conclusione ricordando due aspetti che ci toccano da vicini come italiane e italiani, e soprattutto come aclisti. Il primo riguarda i nuovi emigrati dall’Italia, numerosi anche a Wohlen. Hanno sicuramente bisogno di aiuto per inserirsi in questa società senza pagare lo scotto pagato da chi li ha preceduti, soprattutto per i problemi scolastici e sociali che non sono di certo scomparsi. Il dramma della disoccupazione giovanile in Italia è sotto gli occhi di tutti e al nostro amato paese dovremmo dire - riprendendo le parole di un giovane italiano fuggito all’estero - “cara Italia, se vuoi cambiare devi investire sui giovani, ma non come dicono i politici in televisione. Ci devi investire veramente, devi metterci la passione e ricordarti che per ogni ragazzo che fallisce o emigra perdi un pezzo di anima”.

Concludendo per davvero vorrei ricordare, ed è questo il secondo aspetto, che il 2015 è anche il centenario della prima guerra mondiale. L’ho voluto ricordare perché l’emigrazione ha avuto molti risvolti con quella tragedia, basti ricordare il milione di cartoline di precetto inviate agli emigrati italiani in ogni parte del mondo.

La prima guerra mondiale fu una grande tragedia umana – con nove milioni di morti e un numero altissimo di feriti e prigionieri – e un periodo di frattura profonda nella società italiana di cui abbiamo portato per decenni gli strascichi. I caduti in guerra e le vittime civili, senza contare i mutilati, erano oltre il 3 per cento della popolazione dell’epoca.

Ma sia le grandi sofferenze, sia le tante storie che costellarono il grande massacro, ci aiutano a capire di quale forza morale, di quale amore furono capaci quegli uomini e quelle donne che con il loro sacrificio diedero all’Italia lo smalto della vittoria e il senso di appartenenza ad una nazione.

Ebbene, oggi che celebriamo la festa del lavoro e dei lavoratori non dimentichiamoci che alla fine della guerra l’80 percento dei caduti italiani erano contadini.

Viva le Acli, buon primo maggio".

Iniziativa multinazionali

Condizioni di lavoro deplorevoli nelle aziende tessili in Asia e Europa dell’Est, bambini impiegati nelle produzione del cacao in Africa occidentale, emissioni mortali di diossido di zolfo in Zambia: delle società svizzere sono implicate in questi scandali tramite le proprie attività all’estero.

 

Il 21 aprile un’ampia coalizione di circa 66 associazioni svizzere - tra cui le ACLI Svizzera e organizzazioni provenienti dall’ambito della politica di sviluppo, dei diritti umani, dei diritti delle donne, della protezione dell’ambiente, organizzazioni di Chiese, ma anche dei sindacati e degli azionariati – ha dato il via alla raccolta firme per l’iniziativa popolare per multinazionali responsabili.

 

Infatti sebbene in paesi come la Svizzera le leggi obbligano le imprese a rispettare i diritti umani e a proteggere l’ambiente, le società svizzere hanno relazioni d’affari in numerosi Stati dove la legislazione è insufficiente oppure manca la loro applicazione.

A livello mondiale gli standard minimi esistenti non sono giuridicamente vincolanti. Obiettivo dell’iniziativa è garantire che le imprese con sede in Svizzera integrino il rispetto dei diritti umani e delle norme ambientali nell’insieme delle loro relazioni d’affari, anche all’estero.

 

Le ACLI della Svizzera invitano alla raccolta firme presso i Circoli e le altre strutture del sistema nella Confederazione.

 

L’iniziativa può essere firmata dai cittadini e dalle cittadine di nazionalità svizzera.

I formulari vanno suddivisi per Comune.

Per informazioni rivolgersi alla segreteria nazionale delle ACLI svizzere: 091 921 47 94,

Multinazionali logos prom

 

 

 

 

 

 

 

 

Per saperne di più →

Scaricare i formulari per la raccolta firme →

Ordinare formulari →

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Oggigiorno il computer è diventato parte integrante della nostra vita.

Le nuove generazioni sono fortemente condizionate dal ventaglio di offerte tecnologiche che permettono loro di giostrarsi tra varie modalità di apprendimento. Per i ragazzi, introdotti all’informatica fin in tenera età, l’impatto con tali sistemi risulta poco complesso e immediato.

Consci del fatto che la tecnologia sia diventata una vera e propria necessità nella quotidianità, l’ENAIP ha rivolto la sua attenzione a tutte quelle persone che hanno maggiori impedimenti nell’accostarsi a tali tecnologie e cioè gli anziani, quella fascia d’età che vive il divario digitale come una moderna forma di esclusione sociale e culturale. Fin dal principio c’è stata una risposta positiva sul numero di iscrizioni, a dimostrazione del fatto che tale categoria è propensa al cambiamento e volenterosa di mettersi in gioco in questa non facile sfida.

Il primo corso di informatica di base è partito a marzo con un numero di quindici partecipanti; ci siamo subito resi conto che sarebbe stata una prova impegnativa non solo per loro ma anche per noi: il problema maggiore sarebbe stato riuscire a farli entrare nell’ottica del digitale, spiegandone i termini e utilizzi.

Il percorso è stato un vero e proprio viaggio che abbiamo affrontato insieme; accompagnandoli man mano nella familiarizzazione con lo strumento, abbiamo visto scemare a poco a poco la diffidenza iniziale. I momenti d’ilarità non sono mancati, come il panico che faceva invocare aiuto a qualcuno quando il mouse finiva vicino al bordo del tavolo impedendogli di muovere ulteriormente il puntatore.

Ma alla fine, oltre agli sforzi e alla fatica, abbiamo avuto anche molte soddisfazioni: i loro volti sorridenti, l’arrivo con mezz’ora d’anticipo alle lezioni, l’invio della loro prima e-mail, il contatto ritrovato con amici in altri continenti, la gioia nel trovare la foto del loro paese in Internet.

Vivi nel Canton Zurigo?

L’ENAIP mette a disposizione nuovi corsi di informatica in collaborazione con le ACLI Nazionali ad un prezzo conveniente per i residenti nel canton Zurigo.

Se sei interessato a partecipare e se desideri ricevere ulteriori informazioni in merito, devi contattare il circolo ACLI di appartenenza nella circoscrizione del Canton Zurigo.

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Il convegno dal titolo “Femminicidio, prevenzione e contrasto” è stato organizzato dal coordinamento Donne ACLI l’8 marzo scorso, nella sala parrocchiale di Suhr, in occasione della giornata internazionale della donna. Relatrici: Miryam Della Betta, assistente sociale del Centro contro la violenza sessuale di Zurigo, e Nella Sempio, psicologa e psicoterapeuta di Basilea.

All’incontro erano presenti anche Franco Plutino, Presidente nazionale delle ACLI, e Giuseppe Rondinelli, Presidente cantonale delle ACLI del-l’Argovia (vedi foto). Hanno dato inoltre un contributo importante il Presidente dell’ENAIP, Franco Narducci, e la candidata al Comites, Barbara Sorce. Quest’anno, si è voluto affrontare il tema del famminicidio con l’intento di fare una riflessione comune sulle possibilità di contrasto e di prevenzione di un fenomeno che è drammaticamente quasi all’ordine del giorno.

Con il contributo dell’assistente sociale Miryam Della Betta, abbiamo avuto l’occasione di essere informati prima di tutto sulle varie associazioni e sugli enti che possono intervenire in loco per proteggere ed accompagnare la donna e i figli in questi difficili frangenti. Non si tratta soltanto di violenza fisica ma spesso anche di violenza psichica che schiaccia la personalità della donna e dei figli causando gravissime paure e fobie irreparabili. La relatrice ha presentato anche alcuni casi concreti e ciò ha stimolato il pubblico alla discussione che è stata molto sentita e partecipata.

La psicologa e psicoterapeuta basilese, Nella Sempio, ha presentato le cause, le radici di questa violenza generata da una tradizione secolare di una società maschilista.

Per fortuna la maggior parte dei maschi rispetta le donne ma vi sono anche molti egoisti, narcisisti o psicopatici, convinti che la donna sia una loro proprietà, come fosse una “cosa” e non una persona, e che soprattutto, non sono capaci di accettare nessun cambiamento e meno che mai un rifiuto. Alla base di tutto ciò è la mancanza di un dialogo, tanta insicurezza, gelosia e la incapacità di affrontare una terapia di coppia che invece porterebbe a migliorare e spesso anche a risolvere molti problemi.

Terapie di coppia che sono basilari per facilitare un dialogo e il rispetto reciproco. Riconciliare situazioni che si pensavano distrutte.

Nel corso dell’incontro, si è spesso sottolineato l’esigenza di portare dei cambiamenti, in tutta la nostra società perché bisogna cambiare questa visione maschilista cominciando dall’educazione in famiglia ma anche nella scuola, sul lavoro, nella Chiesa, nella politica, nelle nostre associazioni, nel tempo libero. Abbiamo gli stessi diritti e gli stessi doveri e si deve imparare a camminare insieme, sia uomini che donne, rispettandosi a vicenda e senza prevaricazioni.

L’incontro è stato caratterizzato da molti interventi da parte dei partecipanti. Franco Plutino ha sottolineato che siamo sulla buona strada anche grazie alle nuove leggi che sono state messe in vigore per punire e contrastare la violenza in tutte le sue forme. Dobbiamo essere attenti cominciando dal mondo che ci circonda, noi genitori abbiamo una grande responsabilità di educazione e di esempio.

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