'Responsabili insieme'

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Locandina Selfie

Il servizio di Patronato all’estero è in grave pericolo. Dopo i tagli di risorse dello scorso anno decise dal Parlamento italiano su proposta del Governo, ulteriori tagli sono in esame in questi giorni: una misura che, se approvata, metterebbe in ginocchio l’esistenza dei Patronati in Italia e specialmente all’estero.

Anche il Patronato ACLI, con gli altri, dovrebbe affrontare una dolorosa chiusura di sportelli e la riduzione del personale che lavora con impegno e passione a contatto con i cittadini che sarebbero quindi lasciati in balia del mercato privato dei consulenti, con l'aggravante di dover pagare per ottenere prestazioni previdenziali e socio-assistenziali cui hanno diritto.

Mobilitiamoci con un “NO ai tagli ai Patronati” mettendoci la faccia, sostenendo con un Selfie la Campagna promossa dai Patronati d’Italia (Acli, Inas, Inca e Ital)

“#xidiritti #iocimettolafaccia”.

convegno-lugano

Le ACLI Ticino e il Circolo ACLI di Lugano hanno organizzato il 24 e il 25 ottobre 2015 a Lugano un Convegno sulla tragedia dei migranti alle nostre porte. Durante il fine settimana, circa 200 persone hanno ascoltato testimonianze di rifugiati e le iniziative realizzate dal Cantone e dalle associazioni private attive nel territorio ticinese, come Croce Rossa, la Diocesi di Lugano, SOS Ticino, Amnesty International e Terre des Hommes.

Al termine dei lavori, che hanno visto la partecipazione di padre Mussie Zerai (già candidato al Premio Nobel per la Pace), Flavio Di Giacomo (portavoce dello OIM Italia) e Paolo Bernasconi (membro onorario del CICR), é stato approvato un appello alla Confederazione affinché si promuovano corridoi umanitari per e attraverso la Svizzera, per liberare i migranti dalle vessazioni delle bande criminali dei passatori. Al Cantone si chiede di facilitare il ricongiungimento fra membri della stessa famiglia e l'accoglienza dei minorenni non accompagnati.

Infine, ad ogni Comune, si chiede di promuovere la collaborazione con le iniziative della cittadinanza, di associazioni e privati, per realizzare l'azione della Diocesi in favore dell'accoglienza di famiglie presso ogni Parrocchia ticinese.

CGIE 2015

La nuova delegazione svizzera al CGIE eletta sabato 26 settembre a Berna è composta da Michele Schiavone, Giuseppe Rauseo, Paolo Da Costa, Antonio Putrino, Maria Bernasconi e Roger Nesti. L’elezione è avvenuta con la partecipazione di 93 delegati chiamati a scegliere fra 20 candidati.
Grande soddisfazione delle ACLI per l’elezione di Giuseppe Rauseo (vice presidente nazionale) e di Antonio Putrino (dirigente di Enaip Svizzera).
Franco Plutino, presidente ACLI Svizzera, si congratula con i sei eletti, augurando buon lavoro nella difesa dei diritti acquisiti, nella cura degli interessi della vecchia e nuova emigrazione e nella promozione della cultura italiana, in ascolto e coordinamento - come espresso da tutti gli eletti - con i Comites, la Rappresentanza parlamentare e le Associazioni italiane attive sul territorio.

Nella foto: da sin. Franco Plutino, presidente ACLI Svizzera, Giuseppe Rauseo, l’ambasciatore italiano a Berna Cosimo Risi, Antonio Putrino e Luciano Alban, vice presidente ACLI Svizzera e presidente del COMITES di Zurigo.


StatiGenASS


Si é svolta a Roma - nei giorni 3 e 4 luglio 2015, presso il Centro Congressi Frentani - l’Assemblea degli Stati Generali dell’associazionismo degli Italiani nel mondo, che a conclusione di interessanti relazioni e un diffuso dibattito, alla luce di documenti propositivi e di lavoro molto ben articolati, ha portato alla costituzione del “Forum delle Associazioni degli Italiani nel mondo”.

Documenti che si possono consultare:

Comunicato ACLI   Relazione Del Bianco  

Comunicato AISE Tavola Rotonda    Comunicato AISE Dibattito

 

Papa Bottalico

“L’ispirazione cristiana e la dimensione popolare determinano il modo di intendere e di riattualizzare la storica triplice fedeltà delle ACLI ai Lavoratori, alla Democrazia, alla Chiesa. Al punto che nel contesto attuale, in qualche modo si potrebbe dire che le vostre tre storiche fedeltà – ai Lavoratori, alla Democrazia e alla Chiesa – si riassumono in una nuova e sempre attuale: la fedeltà ai poveri”. Questo è uno dei compiti che Papa Francesco ha affidato alle ACLI nella società attuale, rivolgendosi agli oltre settemila rappresentati delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani convenuti sabato 23 maggio in Vaticano, nell'Aula Paolo VI, per incontrare il Pontefice in occasione del 70° anniversario delle ACLI. Tra i convenuti anche una delegazione di un centinaio di aclisti partiti dalla Svizzera.

Il Papa ha ricordato le quattro caratteristiche che il lavoro deve sempre avere: essere “libero, creativo, partecipativo e solidale”. Papa Bergoglio ha richiamato gli aclisti a dare una "risposta sollecita e vigorosa contro questo sistema economico mondiale dove al centro non ci sono l’uomo e la donna: c’è un idolo, il dio-denaro". Quindi il Pontefice ha esortato le ACLI a offrire la propria vicinanza, la propria solidarietà alle Persone in difficoltà per il lavoro. “I tanti “Circoli” delle ACLI Internazionali, che oggi sono da voi rappresentati qui, possono essere luoghi di accoglienza e di incontro. Ma poi bisogna anche dare strumenti ed opportunità adeguate. È necessario l’impegno della vostra Associazione e dei vostri Servizi per contribuire ad offrire queste opportunità di lavoro e di nuovi percorsi di impiego e di professionalità”.

In particolare, Papa Francesco ha sottolineato che “la proposta di un sostegno non solo economico alle Persone al di sotto della soglia di povertà assoluta, che anche in Italia sono aumentate negli ultimi anni, può portare benefici a tutta la società. È un’importante battaglia culturale, quella di considerare il Welfare una infrastruttura dello sviluppo e non un costo. Voi potete fare da coordinamento e da motore dell’ “Alleanza nuova contro la povertà”, che si propone di sviluppare un piano nazionale per il lavoro decente e dignitoso”.

“Cristiani e Lavoratori: sono i tratti distintivi delle ACLI - ha affermato Gianni Bottalico, Presidente Nazionale delle ACLI, rivolgendosi al Santo Padre per il saluto - intendiamo continuare ad essere una Presenza evangelizzatrice nel mondo del lavoro e nella società, pronti ad affrontare le nuove sfide che i cambiamenti impongono. Le affidiamo, Santo Padre, la sofferenza del popolo delle ACLI, che ben riflette quello della nazione, prostrata, in particolare nel Mezzogiorno d'Italia e fra i ceti sociali più deboli, da anni di prioritaria attenzione ai bilanci invece che alle Persone. Siamo impegnati a promuovere una nuova Cultura del Lavoro, per un lavoro dignitoso che garantisce un futuro per la propria famiglia e per i propri figli. Non possiamo tollerare che oggi, soprattutto ai più giovani, sia offerto un “lavoro povero”, precario. Per questo l'impegno delle ACLI per il Lavoro si incrocia, in questi tempi di crisi profonda, con quello del contrasto al progressivo impoverimento dei ceti medi dei lavoratori, delle famiglie e, insieme, alla lotta alla povertà. Le ACLI hanno promosso, insieme ad altri soggetti laici e cattolici, l' “Alleanza contro la povertà”, per proporre uno strumento di inclusione sociale che sostenga chi è in difficoltà, per non lasciare nessuno escluso”.

Non è sfuggita la concomitanza della data dell’ incontro con Papa Francesco con l'evento della beatificazione a San Salvador, di Oscar Romero: e lo ha ricordato esplicitamente anche il Presidente nazionale delle Acli nel suo discorso.

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Intervento di Franco Narducci in occasione del 1° maggio 2015, Festa del lavoro, al Circolo ACLI di Wohlen.

 

"Credo che il primo maggio di quest’anno sarà ricordato in particolare per le straordinarie e intense parole pronunciate oggi da Papa Francesco nel messaggio televisivo all’apertura di Expo Milano2015.

“Senza lavoro non si porta a casa il pane quotidiano guadagnato con il sudore della fronte, e le persone senza lavoro sono senza volto” ha ammonito Papa Francesco, richiamando più volte il valore della solidarietà, invitandoci a valorizzarla e a non sprecarla.

Anche qui al Circolo Acli, dove siamo convenuti come sempre per festeggiare il 1° maggio, dobbiamo riflettere sulle parole del Papa. Non ci può sfuggire, infatti, come stia cambiando il mondo del lavoro diventando un ambiente sempre più difficile da descrivere e decifrare.

La vita professionale delle persone non risponde più all’assioma “formazione - lavoro - pensione”,lo sappiamo da tempo, ma non s’intravvede con chiarezza il modello che dovrebbe darci un senso di prospettiva, seppure di medio termine. E anche il frasario delle statistiche a cui eravamo abituati - “disoccupato, occupato, in cerca di lavoro”- ha perso in attualità ed è stato sostituito da una terminologia speso indecifrabile: flussi in uscita dallo statuto di disoccupato, da disoccupato a inattivo, da disoccupato ai banchi di scuola, da inattivo a disoccupato e via dicendo.

Nuova terminologia e nuove categorizzazioni non modificano tuttavia il perimetro del problema attuale: nella nostra società il volto della dignità fa spesso rima con la dignità del lavoro e con tanti altri fattori. Nascere a Berna presenta i suoi vantaggi. Intanto c’è una disoccupazione al 3 percento per cui hai il 97 percento di possibilità di trovare un lavoro o di permettere a lui di trovarti. Non è la stessa cosa se nasci in un altro posto.

Ma anche in Svizzera l’aumento del precariato, con forme che spesso rasentano lo sfruttamento di vari decenni fa, è la periferia che più di tutte, chiede di far luce e d’invertire questo trend che in altri paesi ha provocato danni pesanti, soprattutto tra i giovani. In molte parti del mondo il problema non è quello della sussistenza, ma quello di “non poter portare il pane a casa” come ha detto Papa Giovanni.

Gli uomini e le donne che cercano lavoro oggi non hanno di fronte a se il volto del loro potenziale datore di lavoro o di un suo collaboratore, bensì le pagine di un sito internet e un indirizzo a cui affidare la speranza di trovare un lavoro. Ma come fai a raccontare ad un sito le tue capacità, la passione per la tua professione, le tue aspirazioni di giovane o di padre di famiglia?

Dobbiamo anche interrogarci, visto che tutti siamo profondamente immersi in questo mondo globale, invasivo e pervasivo come non è mai stato, sull’etica dei principi che stanno ridisegnando il mondo del lavoro e sul futuro delle giovani generazioni.

Si sente infatti impellente il dovere di fondare la nostra economia su un preciso orientamento etico e antropologico che ponga sulla persona, non soltanto sul mercato, la forza stessa dell’economia. Se non vogliamo che l’umanesimo costruito faticosamente attraverso i secoli si svuoti fino a divenire insignificante dobbiamo lanciare la sfida per superare la fase che da alcuni decenni ha posto la finanza al di sopra di tutto, diventando negazione del primato dell’uomo. La mancanza di lavoro uccide, poiché è un’economia dell’esclusione e della iniquità.

La Svizzera ha di fronte a se sfide piene di tensioni come l’attuazione dell’iniziativa «contro l’immigrazione di massa»,la crisi del franco svizzero e l’ampliarsi delle disparità tra i ceti popolari, tra chi ha smisuratamente sempre di più e chi ha sempre di meno. Il rischio di una crescente esclusione è già nei fatti e la domanda di una maggiore giustizia sociale è dunque particolarmente attuale; sottolinearlo in questa giornata storica per il mondo del lavoro è fondamentale oltre che doveroso.

Mi avvio a conclusione ricordando due aspetti che ci toccano da vicini come italiane e italiani, e soprattutto come aclisti. Il primo riguarda i nuovi emigrati dall’Italia, numerosi anche a Wohlen. Hanno sicuramente bisogno di aiuto per inserirsi in questa società senza pagare lo scotto pagato da chi li ha preceduti, soprattutto per i problemi scolastici e sociali che non sono di certo scomparsi. Il dramma della disoccupazione giovanile in Italia è sotto gli occhi di tutti e al nostro amato paese dovremmo dire - riprendendo le parole di un giovane italiano fuggito all’estero - “cara Italia, se vuoi cambiare devi investire sui giovani, ma non come dicono i politici in televisione. Ci devi investire veramente, devi metterci la passione e ricordarti che per ogni ragazzo che fallisce o emigra perdi un pezzo di anima”.

Concludendo per davvero vorrei ricordare, ed è questo il secondo aspetto, che il 2015 è anche il centenario della prima guerra mondiale. L’ho voluto ricordare perché l’emigrazione ha avuto molti risvolti con quella tragedia, basti ricordare il milione di cartoline di precetto inviate agli emigrati italiani in ogni parte del mondo.

La prima guerra mondiale fu una grande tragedia umana – con nove milioni di morti e un numero altissimo di feriti e prigionieri – e un periodo di frattura profonda nella società italiana di cui abbiamo portato per decenni gli strascichi. I caduti in guerra e le vittime civili, senza contare i mutilati, erano oltre il 3 per cento della popolazione dell’epoca.

Ma sia le grandi sofferenze, sia le tante storie che costellarono il grande massacro, ci aiutano a capire di quale forza morale, di quale amore furono capaci quegli uomini e quelle donne che con il loro sacrificio diedero all’Italia lo smalto della vittoria e il senso di appartenenza ad una nazione.

Ebbene, oggi che celebriamo la festa del lavoro e dei lavoratori non dimentichiamoci che alla fine della guerra l’80 percento dei caduti italiani erano contadini.

Viva le Acli, buon primo maggio".

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