'Responsabili insieme'

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Tessera2014

“Responsabili insieme”: è all’insegna di questo motto che si è avviata la campagna di tesseramento ACLI 2014. "Siamo chiamati a rilanciare il nostro impegno - scrive il Presidente delle ACLI nazionali, Franco Plutino, sulla prima edizione de Il Dialogo 2014 - a dare forza alla nostra presenza in Svizzera sia rinnovando la tessera che offrendo la nostra collaborazione e parte del nostro tempo libero nel lavoro di circolo e nelle varie iniziative concrete e specifiche a favore dei più disagiati. La nostra crescita personale dev’essere affiancata a una crescita di gruppo. Dobbiamo essere socialmente attivi sul territorio, “insieme” e con generoso senso di responsabilità. Siamo un’Associazione con una forte tradizione in Svizzera e facciamo parte di una grande famiglia che vede quasi un milione di aclisti sparsi in tutto il mondo, accomunati da un impegno al servizio della promozione umana e sociale delle persone, nella quotidianità del mondo del lavoro, nelle case, nel tempo libero".

"Con questo senso di appartenenza e con una voglia di futuro, responsabili insieme, le ACLI europee si sono ritrovate la prima settimana di febbraio a Basilea a parlare delle nuove mobilità e dare voce ai giovani. Rinnoviamo l’adesione, diamo forza al nostro Movimento popolare e allarghiamo i nostri confini aprendoci alle nuove leve esistenti sul territorio o giunte a noi con la nuova migrazione".

P.Vacchina Enaip

Il 6 febbraio scorso la presidente del Patronato ACLI e dell’ENAIP nazionale, Paola Vacchina, è giunta in Weberstrasse a Zurigo, sede nazionale delle ACLI della Svizzera ma anche sede principale dell’ENAIP e dell’ufficio di Zurigo del Patronato ACLI.
Era una giornata infrasettimanale e quindi erano in corso le normali attività: dai corsi di formazione ENAIP, al servizio di Patronato, al Kita, l’asilo-nido attivo ormai da diversi anni.

I responsabili dell’ENAIP, in primis il presidente Franco Narducci, Salvatore Dugo vice presidente, Francesco Genova direttore e Antonio Putrino amministratore, hanno fatto gli onori di casa, informando la presidente Paola Vacchina del percorso di risanamento e rilancio dell’ENAIP, ringraziandola per l’aiuto fornito e prospettando i progetti in corso e quanto ancora da fare per completare un’opera di riorganizzazione davvero notevole.

Paola Vacchina ha espresso la sua grande soddisfazione, con i complimenti per quanto fatto e i ringraziamenti per l’impegno professionale, personale e umano profuso.

Francesco Onorato, coordinatore nazionale del Patronato ACLI svizzero, ha presentato l’attività di Patronato, l’operatrice Angela Graziano e i progetti per la sede di Zurigo, concludendo la breve ma intensa visita.

Presenti anche Franco Plutino e Ennio Carint, rispettivamente attuale e precedente presidente delle ACLI svizzere.

lavoratori cervelli

Le Acli della Svizzera, il patronato Acli e la Fai - Federazione Acli internazionali hanno organizzato, sabato 8 febbraio a Basilea, un convegno, aperto al pubblico, sul tema "Le nuove mobilità in Europa". La prima parte dei lavori è stata coordinata dal Presidente di Enaip Svizzera, già vicepresidente della commissione Esteri della Camera, Franco Narducci.

Alla presenza di un folto pubblico sono intervenuti Graziano Tassello, direttore Centro Studi e Ricerche per l'Emigrazione, Basilea; Antonio Putrino, economista e imprenditore, Zurigo; Gianni Bottalico, presidente Federazione Acli Internazionali.

La seconda parte dei lavori dal titolo "Il sistema Acli nell'Europa che cambia" è stata introdotta e coordinata da Michele Consiglio, membro della Presidenza nazionale Acli Italiane e responsabile Politica estera e reti Internazionali.

Nel corso del pomeriggio sono intervenuti Franco Plutino, presidente delle Acli Svizzera; Paola Vacchina, presidente patronato Acli ed Enaip nazionale; Francesco Genova, direttore Enaip Svizzera, Zurigo. I lavori si sono chiusi con le conclusioni di Gianni Bottalico, presidente della Federazione Acli Internazionali.

Sarà presto disponibile un resoconto completo dell’evento.

 

imageacliL‘esultanza degli iniziativisti per l’esito delle urne può rivelarsi una vittoria di Pirro.  Non è però ora il caso di scaricare le colpe sugli uni o sugli altri, ma una cosa è certa: ampi settori della politica e dell’economia devono chiedersi come potranno rispondere concretamente a questo mandato popolare senza ledere gli interessi della Svizzera e senza infrangere impegni già assunti in particolare con l’Unione Europea (UE). Non si tratta di un voto contro gli stranieri ma contro l’immobilismo generale che non ha saputo interpretare i segnali provenienti dalla società civile, dalle lavoratrici e dai lavoratori, dai sindacati per l’introduzione di misure correttive e di accompagnamento che potessero compensare gli squilibri del mercato del lavoro, arginare il dumping salariale e alleggerire la pressione sul territorio.

L’adozione su larga scala di contratti collettivi di lavoro o di salari minimi avrebbe evitato di premiare timori e paure su una presenza eccessiva di stranieri pur rispettando gli accordi bilaterali con l’UE. La speculazione fatta da ambienti politici ed economici sulla pelle dei lavoratori ha portato a questa situazione di incertezza. È giunto il momento di individuare le soluzioni senza se e senza ma. Non sarà facile per il Consiglio Federale. L’UE ha già fatto sapere che giudica la libera circolazione delle persone una libertà essenziale data per acquisita in tutti gli Stati dell’Unione. Il prezzo da pagare per la Svizzera potrebbe essere talmente alto da comprometterne in prospettiva la crescita economica, avvenuta grazie anche al lavoro degli stranieri, e ridurre il benessere acquisito.

Le Acli intendono comunque continuare ad impegnarsi per un’integrazione del mercato europeo senza calpestare i diritti di tutti i cittadini e il principio di solidarietà.

Associazioni Cristiane Lavoratori Internazionali (ACLI)

 

Don Silvano sito

La Acli della Svizzera ringraziano don Silvano Francola che il 27 ottobre scorso, a Wohlen, ha preso commiato dalla sua e locale comunità dopo aver fortemente segnato per quasi 44 anni la straordinaria, irripetibile e fruttuosa storia della Missione Cattolica italiana di Wohlen.

Il caso ha voluto, e non è stata una sua precisa scelta, che don Silvano Francola venisse proprio qui da noi in quest’altopiano dei grandi fiumi d’Argovia Reuss, Bünz, Aare e Reno e particolarmente nel nostro basso Freiamt dove in autunno regna imperterrita la nebbia alta e spesso siamo orfani del sospirato sole. In quel 14 novembre del 1969 probabilmente la giornata era scura e buia com’è normale per quel mese.

Don Silvano veniva dal sud e portava nell’animo il tepore della campagna laziale. Venne e poi decise di restare, magari solo per qualche tempo, e infine si fermò. Se fosse stato capace, avrebbe senza dubbio spazzato via quella nebbia, ma aveva altro da fare. Un’altra e altrettanto uggiosa e buia nebbia aleggiava nella comunità italiana locale di quel tempo. Il distacco del proprio paese, la provvisorietà, l’insicurezza e il vivere in una terra che se non così lontana era pur sempre una terra straniera erano fardelli pesanti. Molti

vennero e a breve ripartirono. Stranieri erano la lingua e i costumi e lui quella nebbia si propose testardamente di spazzare via. Così mentre il tempo passava, come tutti, con lo spirito malinconico di chi pensa ai solatii italici paesi, pensava che non sarebbe restato a lungo in questi luoghi. Gli anni passarono invece inesorabili e oggi siamo qui a contarne più di quarantatré della sua presenza a Wohlen. Tutti sappiamo e affermiamo che sono stati anni intensissimi di lavoro e impegno dove la nostra storia è stata fortemente segnata dalla sua presenza e dal suo forte messaggio. Spesso don Silvano ripeteva, e ripete

tutt’ora, che sono stati anni di sopportazione reciproca, lui ha sopportato noi e noi abbiamo sopportato lui.

Oggi sappiamo tutti quanto e come più povera sarebbe stata la nostra storia senza quel 14 novembre del 1969. Sono tante e innumerevoli le cose che potremmo ricordare e citare nel momento del suo commiato da Missionario. Una cosa é la chiave di tutte che alla sua venuta ripeteva: “Non sono venuto per lasciarvi in pace”. Lui ha da subito smosso i nostri animi, le nostre menti e le nostre braccia e ha gridato forte, da pastore sicuro, il messaggio evangelico. Le sue parole, degne certo di una platea più elevata, sono state e sono per noi prezioso monito e insegnamento ad essere e divenire ogni giorno testimoni e seguaci del maestro di tutti, Cristo. Con lui sono partiti grandi progetti: la fondazione del Circolo ACLI (giugno 1970), la costruzione del meraviglioso e per quel tempo prezioso, inizio anni settanta, Asilo Italiano alla Reithallenweg con le suore italiane (1973), la costruzione della Begegnungsstätte (1987) nonché tantissime attività culturali e sociali: Concerti, mostre di pittura, conferenze, dibattiti e tanti e interessantissimi viaggi (40) in tutta Europa, in quasi tutti i paesi del mediterraneo e perfino in Russia e in Cina. Negli ultimi tempi ha ripetuto spesso: “la Comunità è la mia famiglia”. Per tutti don Silvano, in tutti i luoghi della MCI di

Wohlen; da Sins, Auw, Muri, Boswil, Bünzen, da Villmergen, Dottikon, Dintikon, da Bremgarten, Rudolfstetten e Mellingen è stato non solo il Missionario ma l’amico. Qui ha battezzato, specialmente nei primi anni, moltissimi bambini, il primo è stato Ciriaco Sforza diventato poi famoso calciatore. Qui ha unito in matrimonio molte coppie di speranzosi giovani, qui ha consigliato e aiutato chi era nelle difficoltà e nel bisogno, qui ha confortato le famiglie in lutto e accompagnato nell’ultimo, viaggio tanti nostri conoscenti, parenti ed amici. È stato il Missionario che non disdegnava di parlare con tutti e per tutti, negli ospedali, nelle carceri, nelle strade e nei negozi ed ha avuto sempre il tempo per uno scambio di qualche parola sul “come và?” o magari solo sul calcio o la politica.

La sua grande casa, alla Obere Farnbühlstrasse 5, concessagli dal compianto suo amico Peter Dreifuss, è stata, per più di trent’anni, come un porto di mare dove c’era accoglienza per tutti e dove in tanti informali momenti ritemprare la sua e la nostra voglia di stare insieme e la voglia di pensare in grande e di “fare” non per se ma per tutti.

Oggi noi, sua Comunità, grati di questo lungo tempo nel quale abbiamo goduto della sua presenza, vogliamo salutarlo e augurargli ogni bene per il meritato e dilazionato pensionamento che sappiamo, da uomo d’azione qual è, gli è divenuto pesante e non accettato a cuor leggero. Soprattutto vogliamo ringraziarlo di non aver dato seguito alla prima tentazione in quel lontano novembre del 1969, tentazione a riprendere la via di casa e andarsene lontano da questa triste e persistente nebbia alta. Ringraziarlo, con la più profonda gratitudine, per aver dissolto la nebbia che era in noi, per essere rimasto e avere cambiato in bene, per tantissimi motivi, il corso della nostra storia. (en)

imageacliLe Acli della Svizzera lanciano un appello al Governo italiano invitandolo ad una svolta, quella del rilancio delle politiche verso le comunità italiane residenti all’estero anziché dei soliti tagli e taglieggiamenti a loro danno. Con una decisa presa di posizione della Presidenza nazionale, riunita a Zurigo sabato 31 agosto per analizzare e discutere, tra l’altro, le imminenti scadenze politiche ed elettive federali - in primis gli oggetti in votazione il 22 settembre prossimo – le Acli della Svizzera condannano duramente la mancanza di politiche dirette agli italiani all’estero, un aspetto oramai endemico dell’azione dei Governi italiani degli ultimi anni, certificato da un bilancio fallimentare delle politiche verso le nostre comunità. “C’era una volta il pacchetto emigrazione, ora c’è il vuoto e l’assenza totale di una visione di sistema e non è soltanto questione di finanziamenti - sottolinea la nota delle Acli Svizzera – poiché le comunità emigrate ancora oggi veicolano enormi  risorse economiche verso l’Italia.

“Alla discriminazione subita dagli italiani residenti all’estero con la legge che ha introdotto l’IMU - prosegue il comunicato delle Acli Svizzera - non è stato messo riparo nemmeno nella lunga e per certi versi penosa (arriveranno nuove e più pesanti tasse) discussione di questi ultimi mesi sull’abolizione dell’imposta municipale sulla prima casa, un fatto inaccettabile. I Comuni, anziché penalizzarli, dovrebbero adoperarsi per rivalutare ovunque il patrimonio edilizio posseduto dagli italiani emigrati, con un programma di ristrutturazione per rimettere i loro immobili in condizione di essere utilizzati, attivando con ciò un flusso economico e investimenti preziosi. Invece si spingono i nostri emigrati a disfarsi delle loro case e a tagliare i ponti con la madre patria. E’ amaro constatare che l’associazionismo è una cattedra inascoltata, altrimenti ministri e alti dirigenti dell’Amministrazione non lascerebbero cadere nel vuoto gli appelli e le prese di posizione lanciati ripetutamente”.

La presidenza delle Acli Svizzera esprime un giudizio critico anche sulle ulteriori chiusure degli uffici consolari - tre delle quali in Svizzera - decise dal MAE, “un ulteriore elemento di una miopia mai corretta: anziché intervenire sui costi davvero spropositati si eliminano gli uffici come se le precedenti chiusure non avessero dimostrato la bassa incidenza, in termini di risparmio, di tali operazioni. Le percezioni consolari costituiscono una notevole fonte di entrata ma potrebbero aumentare sensibilmente se migliorasse il servizio fornito all’utenza. E invece, rimarcano le Acli Svizzera, si chiudono gli uffici più produttivi, le agenzie, e più efficaci nel rapporto costo-benefici-qualità dei servizi, quasi per fare un dispetto agli italiani residenti all’estero. Ma oltre al danno anche la beffa: in emigrazione sanno tutti cosa ha prodotto  “l’invarianza dei servizi” sostengono le Acli della Svizzera che concludono ribadendo la totale comprensione per i sacrifici che sta affrontando il popolo italiano e sottolineando che le comunità all’estero rappresentano una voce enormemente attiva del bilancio dello Stato italiano. Ma sottolineando anche che i “nostri governanti dovrebbero riflettere sul rischio di distruggere un capitale di storia dell’emigrazione italiana nel mondo, proprio nel momento in cui è ripreso con forza l’emigrazione dal nostro Paese”.

Zurigo, 3 settembre 2013

 

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