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Le ACLI della Svizzera hanno accolto con soddisfazione l’elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica Italiana condividendo totalmente i contenuti del suo messaggio davanti alle Camere dopo il suo giuramento.

In particolare le ACLI della Svizzera notano la lucidità con la quale il Presidente denuncia “la lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità” provocati da “contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienze, tatticismi e strumentalismi”, con la conseguenza di provocare un profondo solco tra la politica e i cittadini.

Riconoscono essenziale l’invito del Presidente Napolitano a “parlare il linguaggio della verità” che possa portare ad un impegno assolutamente condiviso per risolvere i numerosissimi ed urgentissimi problemi che preoccupano le Istituzioni e i cittadini.

Credono nella funzione di “fattore di coagulazione” che il capo dello Stato ha ribadito, grazie alla sua esperienza di vita politica e alla sua volontà indomita di garante della Costituzione.

Le ACLI della Svizzera sentono il dovere di invitare le forze politiche impegnate nel lavoro di recupero di valori e di proposte per il bene comune, a ricordare che anche i cittadini italiani residenti all’estero si attendono dalle Istituzioni il concreto riconoscimento della parità con i cittadini italiani residenti in Italia e l’impegno a procedere con le riforme necessarie che li riguardano, particolarmente quella del voto per corrispondenza. Altrimenti si vanificherebbero gli sforzi che hanno portato all’applicazione della Costituzione per l’elezione dei Parlamentari delle Circoscrizioni estere e il riconoscimento concreto del contributo degli italiani all’estero nei campi della cultura, della partecipazione sociale, dell’economia, del volontariato.

papa francesco sorride

Le ACLI della Svizzera hanno accolto con gioia e con profonda riconoscenza la notizia dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, al soglio pontificio.

Questo evento, inatteso e ricco di significato, interpella tutti gli uomini di buona volontà per i valori che esso esprime, in particolare:

- la volontà di rinnovamento della Chiesa, che riconosce la sua fragilità e nella tempesta invoca l’aiuto di Cristo, perché guidi la barca di Pietro in questi momenti di smarrimento;

- l’umiltà del nuovo Pastore, che chiede aiuto al “popolo di Dio” perché collabori per una rinnovata evangelizzazione nel segno di una fede riaffermata e coerentemente vissuta;

- l’affermazione del valore della preghiera come strumento potente di riconoscimento della forza dello Spirito di fronte alle sfide del nuovo millennio;

- l’invito alla fratellanza e ad un rinnovato impegno nella solidarietà, che il nuovo Pontefice, figlio di emigranti italiani nella terra argentina, ha testimoniato al fianco dei più bisognosi e degli emarginati nel corso della sua attività all’insegna della gratuità e della condivisione;

- l’invito alla pratica della misericordia, perché essa accompagni chi è chiamato ad un servizio dove l’amore per la vita e la riaffermazione del primato della persona non siano richiami vani;

- l’invito ad un cammino di unità di una Chiesa pellegrina guidata dallo Spirito e spoglia di ogni segno di potere.

Questi valori sono riaffermati anche alla luce della scelta del nome di Francesco che il Santo Padre ha voluto assumere nel suo mandato: un nome che è comunemente interpretato come richiamo ad un rinnovamento delle coscienze con il recupero del potere illuminante dello spirito sul potere legato all’esclusiva celebrazione dei beni materiali.

Le ACLI della Svizzera, impegnate nel mondo del lavoro e nella pratica della democrazia, sono liete di riaffermare la loro fedeltà alla Chiesa sospinte dalla speranza che il nuovo Pontefice ha già iniziato ad infondere, nella testimonianza del Vangelo, nel rinnovamento della Chiesa e nella costruzione di un mondo di fratellanza e di pace.

aclisimboloComunicato stampa delle ACLI svizzere

Le dimissioni del Santo Padre Benedetto XVI dal suo mandato di successore di Pietro, pur suscitando forte emozione non solo nel mondo cristiano, dimostrano ancora una volta la straordinaria onestà intellettuale e il grande amore per la Chiesa proprio in questa occasione della celebrazione del cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II. Il suo spirito di servizio, che lo ha guidato in questi anni di pontificato, l’umiltà evangelica che è pari alla sua grandezza di teologo e di difensore della Fede e della Carità, ne esaltano il continuo invito alla Speranza, virtù che hanno caratterizzato il suo mandato.
Riteniamo che sia proprio questo uno dei motivi di fondo della decisione di Papa Benedetto: la profetica visione di una Chiesa sul cammino della Speranza, prima di tutto nella potenza dello Spirito che “aleggia sulle acque” e poi nella volontà degli uomini “che Dio ama” e che operano alla luce dell’ Amore dello Spirito.
Le ACLI della Svizzera considerano questo gesto un segno dei tempi, in cui l’uomo, preso da delirio di potenza, nel suo profondo individualismo, non riesce più a cogliere i suoi limiti e la sua fragilità, sui quali solo la potenza di “Colui che dà forza” può agire trasformandolo.
Lo spirito del Concilio, così appassionatamente espresso da Papa Benedetto, trova la sua più alta espressione in questo Anno della Fede, che deve spingere tutti gli uomini, ognuno secondo il suo percorso di vita, a credere ancora nella verità, nella giustizia, nella fraternità umana attraverso l’altissimo insegnamento che Papa Ratziger ha profuso con il coraggio di chi crede profondamente nei valori dello spirito.
Le ACLI della Svizzera ritengono che il gesto del Papa sia un ulteriore riconoscimento della vita che, dopo essere stata spesa per gli altri, debba essere rivolta con serenità all’attesa di Colui “che allieta la giovinezza” del cuore dell’anziano: un ulteriore grande insegnamento che ci lascia il Santo Padre, al quale le ACLI della Svizzera esprimono assoluto rispetto e profondissimo amore.


ACLI Svizzera

papa benedettoIl Presidente nazionale delle ACLI italiane e della FAI, Gianni Bottalico, sulle dimissioni del Santo Padre Benedetto XVI

La scelta del Santo Padre Benedetto XVI di rimettere il suo mandato di successore di Pietro cade a cinquant’anni dall’apertura di quel Concilio cui egli partecipò appassionatamente e nel pieno dell’Anno della Fede: va quindi letto come una manifestazione di straordinaria onestà intellettuale e di un grande amore per la Chiesa, che è stato il segno di tutto il suo servizio come teologo, come Vescovo e come Pontefice. E di questo fulgido esempio tutti i credenti debbono essergli grati.

Il gesto, di portata storica per la Chiesa Cattolica, in se stesso trova un suo radicamento nello spirito del Concilio Vaticano II, che ha riformato le modalità di esercizio della potestà nella Chiesa riconducendole alla logica apostolica del servizio, che è condizionato non dalla volontà di potere personale ma dalla consapevolezza di poter rendere tale servizio nel pieno delle forze fisiche e morali. Questo spirito del Concilio ha guidato Sua Santità Benedetto XVI fino all'ultimo atto del suo pontificato.

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Dopo il Congresso dello scorso ottobre, il Consiglio nazionale delle ACLI della Svizzera, eletto per il mandato 2012-2016, si è riunito per la prima volta sabato 17 novembre 2012 a Zurigo, in Weberstrasse 3, sede centrale delle ACLI della Svizzera.

Il nuovo presidente nazionale, Franco Plutino, nel salutare i presenti e soprattutto i molti nuovi membri del Consiglio, ha delineato le priorità del movimento per l'anno a venire e proposto le linee essenziali per il programma del quadriennio. Si vuole puntare sulla valorizzazione della vita associativa, su momenti aggregativi di crescita personale e di gruppo, ma anche incentivare la partecipazione alla vita sociale e politica rinnovando l'attenzione ed il servizio verso le fasce emarginate della popolazione e tutti coloro che si trovano nel bisogno.

"I cambiamenti notevoli avvenuti nella società e nelle tipologie delle nuove emigrazioni, i livelli d'integrazione dei giovani di 2a e 3a generazione, l'approccio non facile di nuove leve alla politica, l'individualismo che non si coniuga con un deciso impegno civile e sociale, l'indifferenza verso la ricerca spirituale,… sono tutte tematiche che devono mobilitare tutte le forze migliori della nostra associazione" ha concluso il Presidente.

Nella sua seduta costitutiva del 17 novembre 2012, il Consiglio nazionale delle ACLI nazionali della Svizzera ha approvato la composizione dell'organismo dirigenziale nazionale.

La nuova Presidenza nazionale delle ACLI della Svizzera risulta quindi così composta:

Franco Plutino, presidente
Luciano Alban e Giuseppe Rauseo, vice presidenti
Luigi Zanolli, segretario organizzativo
Giuseppe Rondinelli, segretario amministrativo
Franco Narducci, membro in quanto presidente dell'ENAIP
Alfonsina Oftinger-Beti, resposabile Coordinamento Donne
Simone Dimasi, coordinatore nazionale dei Giovani delle ACLI Svizzera
Fra Martino Dotta, assistente spirituale

Il nuovo Consiglio nazionale ha inoltre anche approvato la Mozione finale del Congresso, linea guida del movimento per il quadriennio appena iniziato.

Zurigo-Lugano, 19.11.2012

 

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Centro Papa Giovanni, Emmenbrücke
20-21 ottobre 2012
RIGENERARE COMUNITÀ PER COSTRUIRE IL FUTURO
 
 
Le ACLI nazionali della Svizzera, riunite nel loro XI Congresso sul tema “Rigenerare comunità per costruire il futuro”, approvano la relazione del Presidente uscente Ennio Carint e accolgono pienamente l’invito a ricordare a tutti gli aclisti perché siamo nelle Acli e perché vogliamo starci.
A partire dai nostri Circoli e dalle nostre realtà Cantonali-Intercantonali possiamo essere tramite per tutto ciò che è importante per essere cittadini coscienti e presenti di fronte a bisogni reali di cultura, conoscenza e servizio, a bisogni di partecipazione e solidarietà a bisogni di testimonianza e di fede e al bisogno inalienabile d’integrazione.
Molte nostre realtà acliste sono impegnate nel territorio in progetti di servizio alla comunità ed è lì che noi siamo veramente noi stessi, in collaborazione con le istituzioni politiche, con la chiesa locale e con tutte le realtà, associazioni e sindacato, che condividono il nostro impegno. Siamo anche chiamati ad offrire iniziative di formazione alla politica che permettano alle persone di orientarsi responsabilmente, nelle diverse forme di presenza, verso la gestione della cosa pubblica per il bene comune.
Le Acli nazionali della Svizzera vogliono guardare al futuro con questo rinnovato stile associativo convinte che la società ha bisogno di ripartire dalla costruzione dei legami, dalla rigenerazione della comunità - intesa come spazio di significati condivisi - dalla solidarietà vissuta, dalla reciprocità fondata sul dono.
Le Acli vogliono superare l’individualismo e perseguire il bene comune lavorando per “rigenerare comunità” con la fraternità come paradigma che riparte dai piccoli, dai poveri, dalle vite fragili ed esposte alla povertà, alle diseguaglianze crescenti, alla mancanza di lavoro dignitoso.
Le Acli che promuovono la partecipazione democratica e sostengono il mondo del lavoro, entrambi messi a dura prova dalla globalizzazione e dal potere sfuggente e quasi incontrollabile dell’economia e della finanza, possono avere un ruolo positivo a difesa dei diritti della persona e nella promozione di una società più equilibrata e a misura umana.
Movimento popolare, inclusivo, tollerante e pronto al dialogo, le Acli se sapranno essere testimoni del messaggio cristiano, possono contribuire a rilanciare la speranza e a dare senso a un mondo che appare disorientato, troppo veloce, troppo esigente, troppo poco attento alle persone. Vogliamo essere uomini e donne dell’ascolto, del dialogo e della pace: idealisti e realisti, operosi e credibili. Vogliamo impegnarci per una crescita nella sobrietà, uno sviluppo nella sostenibilità, una democrazia che viva nella cittadinanza di tutti e per tutti, nell’etica condivisa e nelle istituzioni giuste, praticando la coerenza dei
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comportamenti in un libero e responsabile servizio al bene comune. Questa è la sfida ideale e concreta con cui ci avviamo al nuovo mandato.
È oggi indispensabile fare sistema con tutte le realtà del Movimento, nel nostro caso con Circoli, Patronato ed ENAIP che si sostengano vicendevolmente, che elaborino progetti in comune e li realizzino in modo solidale: è questo il modo per essere efficaci e progettare un futuro più solido.
Come costruire il futuro, rigenerare comunità, ridare anima alla democrazia e alla partecipazione? In una società dai continui cambiamenti, dalle relazioni e dalle necessità complesse, le Acli osano porsi queste domande, non si ritraggono da questi interrogativi, ma, ritenendo che è proprio del cristiano “pensare in grande”, vogliono anche formulare delle risposte a queste domande. Nella loro vocazione ad agire, vogliono farsi piccoli con i piccoli, prossimi con i bisognosi, umili con gli ultimi, nella proposta, nell’azione, nel gesto concreto e quotidiano.

 

 

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