Casse malati
In tutte le sedi svizzere in cui siamo presenti come Patronato ACLI, siamo giornalmente a contatto con assistite e assistiti che si rivolgono a noi per tutte quelle questioni legate all’estero, come ad esempio quelle previdenziali e fiscali, che senza un supporto come il nostro sarebbe di evasione più difficile o non possibile.
Affrontando questi temi siamo confrontati con quelle perso ne che a causa dei premi cassa malati, tema molto sentito in questo periodo dell’anno causa aumenti per il 2026, decidono purtroppo di lasciare la Svizzera per spostarsi nel loro paese d’origine, o altrove, in cui il costo della vita è più basso o, perlomeno, nei quali l’assicurazione malattia (con il costo dei premi che ben conosciamo) non è un obbligo.
Come, ad esempio, la signora I.S. che è prossima alla pensione e si è rivolta alla nostra sede di Lugano per informazioni in merito all’AVS. Non ha ancora diritto alla pensione nel suo paese d’origine, nel quale ha anche contribuito, ma vorrebbe iniziare a percepire quella svizzera. In questo modo potrebbe trasferirsi e liquidare il suo secondo pilastro.
Per queste pratiche può trovare assistenza presso il nostro Patronato.
Ci comunica che inizialmente era solo un’idea che ora si sta trasformando a malincuore sempre più in una scelta concreta visto il significativo aumento dei premi constatato anno dopo anno.
Anche il Signor M.R., pensionato dall’anno scorso, si sta preparando al trasferimento in Italia. Ci dice che il suo premio cassa malati solo per il 2026 è aumentato di quasi 150fr, superando la quota di 800fr al mese, ben poco sostenibile pur sommando pensione svizzera, estera e secondo pilastro. Se poi consideriamo che anche la moglie del signore ha un premio come il suo, la situazione economica del nucleo familiare si aggrava.
Anche nella sede di Bellinzona si sono confrontati con le stesse testimonianze: il sistema sanitario è purtroppo la spesa con l’evoluzione più grande negli ultimi decenni della quale ci si deve far carico.
Per molti pensionati italiani, e non, residenti in Svizzera, l’aumento dei premi della cassa malati rappresenta un peso sempre più difficile da sostenere. Parliamo spesso di persone che hanno investito il loro futuro in questo Paese, lavorando per decenni e riuscendo magari ad acquistare anche un immobile che però, ancora oggi, resta ipotecato.
La situazione diventa ancora più critica quando uno dei due coniugi viene a mancare: vedovi e vedove si ritrovano improvvisamente con un reddito mensile ridotto, spesso dimezzato, ma con spese fisse simili a quelle di prima.
A fronte dell’aumento dei costi sanitari, non esiste per loro alcun margine di manovra, portandoli a una solitudine economica e pratica rendendo il tutto più pesante. Eppure, molti di questi cittadini non hanno diritto a nessun tipo di sostegno: troppo “ricchi” sulla carta per accedere agli aiuti, pur vivendo con entrate reali insufficienti a coprire i costi essenziali
Sono testimonianze che mettono in luce una realtà scomoda e poco raccontata, ma sempre più diffusa tra i pensionati immigrati e che hanno scelto la Svizzera come casa per la loro vecchiaia ma che, purtroppo, dovranno lasciare per immigrare (un’altra volta). Sempre di immigrazione si parla: tornando nel proprio paese d’origine dopo decenni fuori, infatti, ci si dovrà comunque riabituare e riadattare.
Queste sono solo alcune delle testimonianze raccolte in alcune sedi del Canton Ticino, cantone in cui il tema è particolarmente sentito, ma che accomunano tutte le sedi svizzere.
Valentina Pereira – Patronato ACLI Lugano
Pubblicato sul numero di novembre 2025 de’ IL DIALOGO, il bimestrale delle ACLI in Svizzera



